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12 - L'Isolone

A differenza dei grandi fiumi del mondo, il Tevere non crea naturalmente delle isole molte ampie. Il più delle volte sono semplici resti di roccia rimasti al centro della corrente. La stessa isola Tiberina, a Roma, è davvero poca cosa anche solo se la confrontiamo con le due isole della Senna a Parigi, su una delle quali sorge tra l'altro la cattedrale di Notre Dame.



A volte, però, l'uomo è intervenuto creandone alcune assai più ampie, anche se non era questo lo scopo iniziale. Pensiamo all'Isola Sacra a Fiumicino, dovuta allo scavo della fossa Traiana. Nell'antichità era un vero gioiello, pena di giardini e ville rustiche, oggi purtroppo è una delle concentrazioni più dense di asfalto e cemento della costa laziale.


Anche in tempi recenti, con le proprie attività, l'uomo ha creato delle isole, costringendo l'acqua del Tevere a scorrere dove la geologia non l'aveva previsto, come all'Isolone. Si tratta, è ovvio, più che altro di curiosità, ma dopo aver inseguito i resti del vicino ponte Minucio a Gallese, di cui ho parlato nel post precedente, non potevo esimermi dall'andarla a visitare.



Per accedervi occorre utilizzare due piccole passerelle in cemento sotto cui scorre il canale in cui è deviata - grazie a una diga - buona parte dell'acqua del fiume allo scopo di muovere i generatori della centrale "ad acqua fluente" di Ponte Felice.


Tutta l'opera è stata realizzata alla fine degli anni '50, e dimostra una certa grandiosità. L'edificio che ospita le turbine, con le sue forme razionali ma non prive di una certa eleganza, è stato progettato da Gaetano Minnucci (1896-1980) considerato una sorta di "archistar" delle centrali idroelettriche, visto che si devono alla sua matita (in epoca precedente al CAD, la progettazione digitale) anche quelle di Castel Giubileo e di Nazzano.



Minnucci - architetto ma anche ingegnere - è stato un protagonista dell'acceso dibattito intorno all'architettura Razionalista: durante il Regime fascista progettò numerosi edifici, come l'Opera Nazionale Balilla o l'Accademia Navale a Brindisi, ma ha anche contribuito a gettare le basi del quartiere EUR a Roma. Dopo la guerra si occupò della ricostruzione di diversi centri urbani, ad esempio di Orbetello, di Porto Santo Stefano e di Ancona.


Insomma, non proprio uno sprovveduto. Segno di tempi diversi, in cui anche una "semplice" centrale idroelettrica veniva comunque progettata secondo una logica architettonica, e non meramente ingegneristica, da architetti di comprovata esperienza e capacità.


Comunque sia, la creazione del canale portò per l'appunto alla nascita di questa isola artificiale che in sostanza non presenta alcuna rilevante caratteristica, essendo costituita da terreno coltivato come tutto il resto d'intorno. Ma, non so perché, a me affascina l'idea di un pezzo di terra circondato dalle acque, dunque separato dal resto e legato, per l'accesso, solo a piccoli passaggi, in questi giorni di pioggia resi fangosi e praticabili con difficoltà.



Il fiume cambia, l'intervento umano lo cambia ulteriormente, a volte per il bene (come a Nazzano o Alviano) altre volte con esiti assai meno felici. Ma mi sembra che il cambiamento sia proprio la caratteristica fondamentale di un fiume, come ho già avuto modo di sottolineare in precedenza e come mi sta insegnando questa esperienza lungo il Tevere.