Il 4 ottobre 1964, quando venne inaugurata l'Autostrada del Sole - completata quell'anno con la realizzazione dell'ultimo tratto tra Baschi e Orvieto - a presenziare la cerimonia fu l'allora Capo del Governo, un democristiano destinato - probabilmente anche suo malgrado - a riscrivere la storia del nostro paese.
Aldo Moro era un politico della vecchia scuola, colto (si laureò in Giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode), sensibile alle istanze sociali, partecipò alla Costituente e nel 1964 era un giovane Presidente del Consiglio dei Ministri (nato nel 1916) sotto la presidenza di Antonio Segni (che abbandonerà il suo incarico per motivi di salute a dicembre dello stesso anno).
Quattordici anni dopo, nel maggio del 1978, venne trovato ucciso nella famosa R4 rossa, dopo il lungo rapimento da parte delle Brigate Rosse. Pagava con la vita - secondo alcuni - la sua apertura al PCI, il cosiddetto "compromesso storico". Sui tanti misteri del rapimento e dell'uccisione di Moro si sono scritti saggi, romanzi e realizzato film, anche se probabilmente la verità non verrà mai a galla completamente.

Nel mio viaggio lungo il Tevere non potevo non visitare la tomba dello statista che, di origini pugliesi, pure riposa non distante, in linea d'aria, dal fiume, su una collina a strapiombo su un'ansa che precede la riserva naturale del Tevere-Farfa. Il piccolo cimitero di Torrita Tiberina è un luogo di profonda pace e silenzio. La tomba non è - come ci si aspetterebbe - monumentale, anzi è dimessa e appare anche colpevolmente trascurata.
L'uomo che ha messo il sigillo sul completamente della prima grande opera pubblica nazionale, che di fatto ha cambiato il volto della valle del Tevere, pure è sepolto non lontano sia dall'autostrada che dal fiume. Mi è sembrato profondamente giusto.

Altri "grandi uomini" sono sepolti in mausolei ricchi di marmi, in chiese importanti o cimiteri monumentali. Credo sia coerente con la figura di Moro - sebbene io sia molto lontano dal suo pensiero politico - trovarsi qui, in un cimitero popolare, nascosto, in un luogo sereno e distante dagli affanni della politica che conta.
Il Tevere passa oltre, e pian piano si inurba, incontro alla Capitale. E così sfiora il Cimitero Flaminio (Prima Porta) dov'è sepolto l'altro grande protagonista di quella stagione politica (ne parleremo, credo), cioè Berlinguer. Così, senza il nome davanti, come scritto sulla tomba. Solo Berlinguer. Anche lui, sardo, è sepolto in un luogo lontano da quello di nascita, anche lui non lontano (un chilometro in linea d'aria) dal "fiume sacro" di Roma.
Mi piace pensare che il Tevere costituisca una sorta di filo che lega queste due storie, un racconto che le acque con il loro fluire diffondono nell'aria, per chi sa ascoltare.
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