Noi abbiamo sempre fretta, lo sappiamo bene. E' un dato caratteristico della nostra epoca. Cerchiamo disperatamente il modo più rapido e diretto per andare da A a B e per questo ci siamo inventati le strade asfaltate, le automobili, i treni e gli aerei.
Mentre sto esplorando un'area della valle del Tevere non lontano dal lago di Corbara - e cammino fianco a fianco con la A1 - mi rendo conto di quanto, un tempo, le cose andassero diversamente. Molto diversamente. E non parlo semplicemente di secoli fa. Fino agli anni '50 andare da Milano a Napoli era poco meno che un'impresa, i camionisti dovevano stare fuori casa per giorni, superare i valichi appenninici e se succedeva qualcosa, come un guasto meccanico, erano guai seri. D'altra parte sino ad allora la gran parte delle strade italiane era con fondo naturale, senza asfalto.

Figuriamoci quale poteva essere la situazione nell'antichità. Se si escludono le grandi consolari romane, che comunque dopo la caduta dell'Impero andarono presto in malora, spostarsi era qualcosa che andava fatto con estrema cautela, solo per cause di forza maggiore, o per espiare dei peccati, e dunque come pellegrini. O per andare alla conquista di nuovi territori e i Romani erano maestri nel realizzare velocemente strade militari in modo che il loro esercito potesse continuare la marcia.
Ad ogni modo la stragrande maggioranza della popolazione non viaggiava affatto, se non per brevi tragitti. E coloro i quali, spinti da necessità o spirito d'avventura, si mettevano in viaggio, prima o poi si trovavano comunque la strada sbarrata da un fiume. Se si era in estate si poteva tentare di passare a nuoto, ma in inverno, con le piene, era impossibile. I ponti esistevano, ma erano rari: l'impegno necessario per costruirli li rendeva infatti adatti solo a strade importanti. Per tutti gli altri tragitti esistevano, al più, i guadi.
Ecco, i guadi. Sul Tevere ce n'erano di molto importanti, destinati ad esempio al passaggio delle greggi durante la transumanza verso la Campagna Romana. Ne parleremo. Altri erano secondari e spesso utilizzabili solo in periodi di magra.

Venivano realizzati con pietrame per dare solidità al fondo e ridurre la profondità, ma di rado, e solo su piccoli fiumi, erano utilizzabili facilmente, soprattutto se era necessario passare con i carri o, in epoche più recenti, con mezzi a motore.
Trovo che i guadi siano una preziosa testimonianza di un modo di viaggiare diverso, più complicato ma anche suggestivo. Quello che mi trovo davanti corre fianco a fianco con un grande ponte dell'Autostrada del Sole: lì sopra il passaggio del fiume è roba di un istante, qui sotto, beh, è tutta un'altra storia.
Ma per davvero!
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