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2 - Tra Bassano in Teverina e Giove

Non ci si pensa mai, ma la verità è che un fiume è anche e soprattutto un confine, o almeno un limite. Divide, per sua natura, due ambiti territoriali e non a caso questa sua attitudine geologica viene spesso utilizzata anche in ambito politico, ad esempio per dividere Regioni o anche Stati. Il Tevere storicamente è a lungo rimasto all'interno dello Stato Pontificio, con l'eccezione delle sorgenti, in tempi molto più antichi ha segnato il confine tra l'Etruria e i territori degli Umbri. In una sorta di ricorso storico oggi segna il confine tra Umbria e Lazio, almeno nel tratto che ho preso in considerazione per il mio progetto.



Ad ogni modo, ogni confine è fatto anche per essere superato e quelli contrassegnati dai fiumi indubbiamente pongono diversi problemi, anche se nel nostro caso non si tratta di un corso d'acqua imponente. Ma bizzoso sì: ne riparleremo.


Nel tratto che sto esplorando ora, i ponti erano rari. Quello di Augusto, i cui ruderi imponenti ancora emergono dalle acque, forse il più vicino, si trova sotto Orte.



Qui a Bassano occorreva arrangiarsi con le barche, spesso veri e propri "traghetti". Percorrendo le tracce di strade sommerse dalla vegetazione, mi viene naturale immaginare che si tratti di quel che resta delle antiche vie che scendevano dai paesi, arrivavano sulle rive del Tevere e passavano al di là grazie a un "barcaiolo".


Tra Bassano e Giove esisteva un servizio di traghettamento e la "casa del barcaiolo" ancora si può vedere, sebbene sia stata trasformata in un'abitazione privata. Un cavo, tirato tra una riva e l'altra, permetteva a una specie di zattera di fare la spola, trasportando persone e merci. Non era una gran traversata, in questo punto il fiume è largo circa 30 metri. Probabilmente era anche un'occasione per incontrarsi e scambiare due chiacchiere, per conoscere i problemi di una parte o dell'altra di questo territorio così affine e così vicino, eppure diviso da millenni. Ancora oggi passare da Bassano verso Giove non è poi così semplice, occorre fare una bella deviazione.



In realtà oramai i ponti esistono, anzi ce ne sono addirittura tre - uno dopo l'altro - ma non sono pensati per collegare due comunità, bensì per portare lontano le persone: si tratta dei ponti della ferrovia lenta, di quella ad alta velocità e ovviamente dell'Autostrada del Sole. Passano, ma non uniscono le realtà locali, solo quelle molto distanti.


Passeggiando lungo la riva umbra del fiume, si incontra, non lontano dalla casa del barcaiolo anche la "Torretta", un piccolo edificio circolare - probabilmente del XVII secolo, ma non è certo - che controllava i "traffici" tra le due rive ma anche, subito dopo il 1861, il confine (stavolta vero, reale) tra il nuovo Stato italiano e quello Pontificio, destinato a durare ancora dieci anni.


D'altra parte c'era una grande avventura che coinvolgeva l'attraversamento del Tevere e che richiedeva un certo controllo, oltre al pagamento dei diritti di passaggio: la Transumanza, quella in particolare che dal Terminillo arrivava sino alla Maremma laziale tra Tarquinia e Montalto. Anche di questo parleremo in futuro. Per ora mi affaccio sul Tevere dalla sponda laziale (dalla sponda umbra l'avevo fatto un anno fa esatto), senza riuscire a scendere a causa della vegetazione, e percorro quella che ritengo sia stata la strada che collegava la piana di Bassano all'approdo del traghetto. Il rumore dell'autostrada - vicinissima - è forte, mi fa riflettere su questa esigenza insopprimibile degli uomini di spostarsi, di muoversi.


Mi sento come sul limitare di due epoche diverse, un varco temporale: da un lato la lentezza inevitabile, ma anche il silenzio e la natura oggi come allora rigogliosa, dall'altro la striscia di cemento e asfalto che in pochi istanti supera distanze inimmaginabili anche solo settant'anni fa. Credo sarà questa terra liminale che dovrò percorrere a lungo per arrivare a comprendere davvero il fiume.