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20 - Il borgo più visto d'Italia

L'Italia è il paese dei borghi, questo è indubbio. Ce ne sono migliaia, tra grandi e minuscoli, sparsi un po' sul tutto il territorio. Alcuni in stato di abbandono, altri in avanzata fase di spopolamento, altri invece "riscoperti" dal turismo di massa e dunque a volte snaturati o almeno resi meno "autentici". Ce ne sono alcuni trasformati in Alberghi Diffusi, altri che cercano di sopravvivere invitando i govani a trasferirvisi grazie a incentivi o all'offerta di strutture tecnologiche.



Mille storie diverse, mille modi diversi per cercare di resistere o, viceversa, di combattere l'overturism. Di certo se pensiamo all'Italia, alla sua anima più vera e profonda, non possiamo non pensare ai borghi: ognuno, a suo modo, rappresenta un pezzo della nostra storia ma anche del nostro modo di essere. Testimoniano quel che siamo, nel bene e - ahimé, spesso - nel male.


Così il destino di alcuni piccoli centri abitati, il più delle volte grumi di case attaccati a uno sperone di roccia, ci rivela come siamo cambiati, come abbiamo plasmato il nostro presente rimodellando il passato, a volte tradendolo, sull'onda della ricostruzione post-guerra, del boom economico, dell'abbandono delle radici contadine in favore di un destino industriale e urbano, non sempre con esiti felici.



Foglia è un minuscolo borgo arroccato, frazione di Magliano in Sabina, che venne edificato nel medioevo - durante la fase detta dell'incastellamento - su un sito che probabilmente aveva ospitato un pagus falisco. Sebbene i confini dell'Ager Faliscus fossero segnati dalla riva destra del Tevere, l'influenza di questo popolo - i Falisci appunto - alleato degli Etruschi, si spingeva anche al di là, nelle terre dei Sabini.


Sin qui è la storia di tanti altri borghi dell'Italia centrale, nulla di strano. Ma poi, nei primi anni '60 è arrivata l'Autostrada del Sole. Seguendo la valle del Tevere, la nuova infrastruttura si trovò stretta tra il fiume e le colline, così gli ingegneri la fecero passare proprio ai piedi della rupe di Foglia. Esattamente sotto. Di colpo alcuni degli abitanti si ritrovarono le auto, potremmo dire, in salotto.


All'epoca dovette sembrare una preziosa opportunità. Come Baschi, anche Foglia si trovava improvvisamente a ridosso del progresso, della velocità, delle vie di comunicazione più importanti.


Allora il traffico era relativamente scarso, ma col tempo le cose cambiarono. Il rumore e i fumi del traffico sempre più intenso resero Foglia non più quel borgo solitario e silenzioso di un tempo. Quel che colpisce inerpicandosi tra i suoi vicoli, in effetti, è il costante frastuono che ci viene incontro, in un'assenza di quiete che incute una certa ansia. Dal microscopico belvedere davanti al chiesa ci si affaccia a picco sulla carreggiata della A1 e un forte odore di gas di scarico offende le narici.


Il borgo è ancora abitato. Le persone resistono. Magari ci si fa l'abitudine.


Guidando sull'Autostrada, soprattutto in direzione nord, è impossibile non vedere il borgo di Foglia. E', io penso, il borgo più visto d'Italia, anche se scommetto sia anche uno dei meno conosciuti. Molti, passando, lo ammireranno chiedendosi che borgo sia e - chissà - ripromettendosi un giorno di tornare a visitarlo. Promessa che non viene mai rispettata. Davvero uno strano destino.