E così il mio esperimento di un blog sulla Media Valle del Tevere è giunto a conclusione. In verità, come fotografo sono impegnato da diversi anni in una sorta di esplorazione della media valle del Tevere, mettendo a confronto il ruolo del fiume come via di trasporto e comunicazione di un tempo, e lo stesso ruolo svolto oggi - nella stessa valle - dall'Autostrada del Sole (inaugurata nel 1964) e dalla linea ferroviaria a scorrimento veloce.
Un cambio di paradigma che ha profondamente alterato questo tratto della valle tiberina, da un lato spopolandola, dall'altro cambiandone anche la percezione che le persone hanno di un contesto che rimane comunque di alto interesse naturalistico e paesaggistico, come testimonia la presenza di ben tre riserve naturali (Parco del Tevere Umbro, Lago di Alviano e Tevere-Farfa).
Come successo all'interno di Roma quando il Tevere venne relegato in fondo ai muraglioni, così questo tratto di valle tra il lago di Corbara e il Grande Raccordo Anulare è una sorta di buco nero nella coscienza comune, che al più si concentra sulla bellezza dei borghi sulle colline, da percorrere velocemente a malapena guardandosi attorno, sulle ali degli oltre 200 km/h di un treno o i 130 km/h di un'automobile. Paul Virilio avrebbe parlato di visione dromoscopica del Tevere!

Dunque a ottobre, per completare il mio progetto e raccontarne l'evoluzione, mi sono rimesso in viaggio, creando un blog in collaborazione con l'Associazione GEApolis. Dopo 21 tappe il mio progetto è appunto concluso ed entra nella fase pratica: l'editing, l'impaginazione e la stampa del libro che avrà grossomodo queste caratteristiche: formato 22x22 cm, 164 pagine, un costo di copertina volutamente tenuto basso (24,00 €) e uscirà nel mese di maggio.
Sinora ho condiviso - nel blog - solo foto "normali, ma il progetto fotografico, da tempo, ha preso un'altra strada, quella della fotografia ai falsi colori, ispirata alla mitica pellicola Aerochrome.

La Kodak Aerochrome venne realizzata negli anni '40 per scopi militari (ricognizione aerea) in quanto permetteva di individuare tra la vegetazione (che veniva resa con accesi toni rossi, magemnta o rosa) le batterie di cannoni mimetizzate con teli che, ovviamente, rimanevano verdi o camouflage. Dopo la Seconda Guerra mondiale questa pellicola (soprattutto nella versione commerciale Kodak Ektachrome Infrared) fu utilizzata anche per scopi creativi. Ancora oggi ci sono fotografi che riescono a trovarne qualche rullo sul mercato dell'usato, essendo molti anni che non viene più prodotta.
Quel che intendo sottolineare con questa scelta tecnica è la distanza che oramai esiste tra il fiume Tevere come percezione comune e la sua realtà. Se il verde che spesso nasconde il fiume fa parte del nostro comune orizzonte visivo e dunque vi prestiamo spesso poca attenzione, il rosso-arancione o magenta della vegetazione in stile "Full Spectrum" (una tecnica che ricorre ad apposite fotocamere digitali modificate, che tra l'altro ho utilizzato per il "fine tuning" della resa digitale) attira necessariamente lo sguardo. Intendo così suggerire l'idea che occorre "studiare" il territorio per comprenderne davvero le mutazioni e che a volte il modo migliore di farlo è dall'alto, nel mio caso grazie al drone, proprio come facevano gli aerei militari per scovare i cannoni e le postazioni nemiche.
Mi sembra che, se non riusciamo più a "vederlo", il fiume sia da rivelare nella sua irrealtà, come non possono percepirlo i nostri occhi, quasi che la vegetazione resa nei toni rosa, rossi o magenta tradisca la presenza dell'acqua, delle strade, delle strutture umane in modo più forte, proprio come con l'Aerochrome era possibile svelare ciò che era nascosto, mimetizzato, invisibile.
Inoltre il colore rosso è ovviamente un simbolo di pericolo, serve a dire "attenzione!", e mi sembra dunque che tale messaggio sia quantomai attuale rispetto al fiume e alla sua valle con riferimento in particolare alle condizioni di salute degli ecosistemi. I falsi colori, infine, sono utilizzati nel settore dell'arte per studiare il modo in cui l'artista ha operato sulla materia - specialmente pittorica - anche allo scopo di rivelare eventuali contraffazioni. Le foto a falsi colori servono anche a distinguere i diversi ambiti (l'acqua trasparente, quella fangosa, quella dei laghetti di cava, quella degli stagni; i boschi, la vegetazione ripariale, gli scavi, le cave, le strade, la ferrovia, l'autostrada...) e renderne evidente la distinzione, a volte la distanza da quella che dovrebbe essere la condizione ottimale.

Oltre questo aspetto tecnico - comunque collegato al contenuto - resta pur sempre il racconto di una realtà, che potrei definire geografica, molto particolare e indubbiamente affascinante.
Quasi a sottolineare gli aspetti appena elencati, il libro si intitola "La Valle dei Due Fiumi": uno è il fiume "al ciel prediletto", che ha creato la valle e che da sempre costituisce una via di comunicazione, l'altro è il fiume di ferro e asfalto che svolge le stesse funzioni con più efficenza, più velocità ma certo con meno bellezza e poesia.
Ora inizia la fase per me (e per ogni fotografo) più complessa: infatti se stare sul campo a fotografare è parte della nostra stessa natura, un libro richiede tanto lavoro "da studio". Chi mi ha seguito sin qui, spero davvero vorrà aiutarmi a concretizzare la mia pubblicazione. Basta semplicemente preacquistarne una copia, potendo così usufruire di un vantaggio: non pagare le spese di spedizione (piego libri raccomandata, tracciabile) con un risparmio di 4 €.
Basta andare sull'apposita pagina del mio sito e scegliere se acquistare la propria copia con Stripe o PayPal, entrambi sistemi di pagamento sicuri: basta possedere anche solo una carta ricaricaricabile, non servono iscrizioni o download. E comunque per qualsiasi problema potete scrivermi grazie al link "Contatti" sempre sul mio sito.
Intanto vi rigrazio per aver condiviso con me questa piccola ma significativa avventura e un grazie fortissimo a GEApolis e ad Antonella per il supporto preziosissimo, motivato e fondamentale!
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