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3 - Il lago Vadimone

La valle del Tevere segnava il confine orientale dei territori etruschi, dividendoli da quelli degli Umbri e dei Sabini. Ma qui ebbe anche fine la loro civiltà, o almeno la loro autonomia.



Ai piedi del colle di Bassano in Teverina si trova un piccolo laghetto, quasi uno stagno, circondato da folta vegetazione e dunque quasi inaccessibile, sebbene inserito in vaste distese coltivate, a poca distanza dal fiume. Non lontano passa la ferrovia, si trova una cava e poi l'Autostrada del Sole il che significa il solito "suono" di sottofondo, questo tappeto sonoro che non smette mai.


Camminando sulla stradina campestre che vi arriva vicino, non riesco a vedere nulla, se non una striscia di alberi. Sembra una campagna come tutte le altre. La presenza di un cantiere RFI e di altre strutture rende il tutto poco coerente con l'importanza storica del luogo. Conoscevo già il lago Vadimone, ci sono stato in diverse stagioni e l'ho sempre trovato un sito carico di fascino e mistero, come si usa dire. Ma per davvero. Ogni tanto salgono dalle profondità - che immagino non poi così grandi - bolle di gas, frutto da un lato di emissioni sulfuree dall'altro delle erbe in putrefazione. Questo ha alimentato leggende sulla presenza di demoni in grado di carpire e trascinare sul fondo gli incauti visitatori come me, che si affacciano sulla superficie, motivo per cui gli abitanti del luogo se ne tenevano a debita distanza. C'è chi descrive dei "lampi sinistri" che si vedono nelle profondità quando si avvicinano grandi catastrofi, come una guerra mondiale. Fosse così, in questo periodo di lampi se ne dovrebbero vedere parecchi, ma in realtà il luogo, se non fosse per il citato tappeto sonoro dell'A1, è di una tranquillità assoluta.



Mi fermo a osservarlo con calma. Perfettamente circolare o quasi, appare oggi ampiamente interrato e dunque di dimensioni assai più ridotte di quelle di un tempo, quando Plinio il Vecchio vi descrisse la presenza di "isole galleggianti". Gli alberi delle rive si riflettono sulla superficie che nel punto in cui mi trovo è coperta da un sottile strato di alghe nostoc, che creano delle bolle di gas molto caratteristiche; alcuni rami caduti in acqua offrono intriganti geometrie. Ma non si può stare vicino al lago Vadimone senza sentire il peso della Storia, quella con la "S" maiuscola.


Nel 309 a.C., infatti, qui si svolse la battaglia fatale tra i Romani e gli Etruschi. La sconfitta pesantissima di questi ultimi (si narra che il Tevere divenne rosso per il sangue dei soldati uccisi e che in tal modo la notizia giunse sino a Roma) segnò di fatto la fine dell'autonomia etrusca: già l'anno dopo tutta l'Etruria entrò a far parte dell'Impero romano.


"Quel giorno venne spezzata per la prima volta la potenza etrusca, in auge dai tempi antichi. Il fiore delle loro truppe venne massacrata sul campo, e con quello stesso attacco i Romani ne catturarono l'accampamento saccheggiando", scrisse Tito Livio.



Dunque visitando questo apparentemente insignificante laghetto non si può non provare un senso di malinconia, non solo per quanto accaduto oltre duemila anni fa, ma per quanto continua ad accadere in ogni parte del mondo. Non riusciamo davvero a imparare dai nostri errori. Le foto a colori alterati che realizzo per il mio progetto, con il fiume di un colore rosato, mi pare rendano perfettamente l'idea che il fiume - almeno un ipotetico "fiume della storia" - continui a colorarsi del sangue delle vittime della "guerra mondiale a pezzi", come la definì, saggiamente, papa Francesco. Allontanandomi dal lago giurerei di aver visto dei lampi provenire da sotto la sua superficie...