Il monte Soranus, sacro alla divinità solare dei Falisci nei cui antichi territori si eleva massiccio, è forse la montagna simbolo di questo tratto del Tevere.
Sorge solitario e magnifico sulla piana attraversata dal fiume, che qui è costretto a lambirne i primi contrafforti, dov'è collocato il borgo di Ponzano Romano, ben visibile dalle rive.
Arrivo a un piccolo scalo fluviale il cui pontile è utilizzato dai canottieri di una locale società sportiva: il luogo è magnifico. Sotto la luce già cristallina di inizio autunno - con piccole pennellate di giallo qua e là - il paesaggio circostante fatto di campi e boschetti ripariali, ma anche delle più distanti montagne della Sabina con Poggio Catino, il monte Pizzuto e il Tancia ben visibili, si riflette quasi perfettamente sull'acqua e non posso resistere a fotografare questi giochi grafici, magari non originalissimi.

Il tappeto sonoro dell'autostrada è vicino, anche se il tracciato poi devia per passare alle spalle di Ponzano, e un po' si sente, ma lo si dimentica in fretta, tra il leggero trillare delle foglie di pioppo smosse dalla brezza e i canti degli uccelli. O con il mormorare sommesso del Tevere, che qui appare finalmente un fiume vero, ampio, ricco d'acqua. Poco a nord riceve il contributo del Nera e dunque ha oramai raggiunto l'età adulta.
Tra gli affluenti importanti che dovranno ancora rimpinguarne la portata in modo decisivo manca solo l'Aniene, che è anche il suo killer visto che trasporta grandi quantità di inquinanti. Gli altri torrenti, come il Farfa che qui vicino si getta nell'asta fluviale principale all'interno dell'omonima riserva naturale, sono in proporzione ben poca cosa.
In verità sono venuto da queste parti per andare a esplorare una piccola curiosità del Tevere, il cosiddetto "Fiasco", un fenomeno idrogeologico particolare di cui parlerò nel prossimo post.

Mentre passeggio sulle rive, mi rendo conto che qui il fiume è abbastanza frequentato, soprattutto da pescatori e canottieri. La presenza di stradine campestri che ne seguono le rive, di attracchi più o meno di fortuna, di piazzole e camminamenti rivelano che laddove possibile le persone amano avvinarsi a questo corso d'acqua spesso dimenticato. La frequentazione, però, non sempre significa rispetto, così m'imbatto in numerosi rifiuti: scatole di esca viva, pacchetti di sigarette, bottiglie di plastica, confezioni di biscotti...
A volte penso - con un filo di tristezza - che il Tevere fa bene a nascondersi quasi sempre dietro un invalicabile muro di alberi e rovi.
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