Mentre cammino sullo stradello sterrato provo una strana sensazione. Guardo alla mia destra: dietro un velo di pioppi la cui chioma è smossa delicatamente da una bava di vento, il Tevere brilla sotto il sole ancora caldo di questo autunno acerbo. Le sue acque sono color ocra per il limo trasportato in sospensione, una caratteristica che riesce a perdere solo in prossimità delle sorgenti quando è un giovane, baldanzoso torrente dalle acque limpide.
Mi volto a sinistra: stessa scena. Dietro una cortina di bosco ripariale, anche qui brillano le acque del "biondo" fiume, anch'esse cosparse di brillanti riflessi solari. Mi sento come abbracciato dal fiume e mi rendo conto che, nel punto in cui mi trovo, tra i due rami del fiume ci sono poche decine di metri di terreno. E' davvero una strana sensazione poter guardare il Tevere che va verso nord da un lato e lo stesso fiume che scende verso sud dall'altro!
I fiumi che attraversano aree più o meno pianeggianti tendono a divagare, a prendersela comoda, a diventare sinuosi. Sembrano immensi serpenti che si muovono lentamente tra i campi e i boschetti. Il fenomeno dei meandri può raggiungere dimensioni davvero spettacolari, specialmente in fiumi ben più grandi del Tevere, come il Rio delle Amazzoni, o certi fiumi del nord Europa.
Il nostro fiume si accontenta di creare delle "curve" il più delle volte abbastanza dolci, che nel corso dei secoli - lo vedremo - l'uomo ha anche cercato di controllare creando delle "scorciatoie", al solo scopo di guadagnare terreno coltivabile. La più nota di tali scorciatoie è il cosiddetto "drizzagno di Spinaceto", scavato a sud di Roma tra il 1938 e il 1940, ma ci sono esempi anche nel tratto che ho preso in considerazione per il mio progetto.

Ad ogni modo, anche se sul Tevere di rado possiamo vedere dei meandri davvero importanti, ci sono diverse eccezioni e una in particolare è più unica che rara, il cosiddetto "Fiasco", ai piedi del colle di Ponzano Romano. Qui il fiume, probabilmente per degli ostacoli creati dalle propaggini dei colli, ma anche per la presenza di numerosi "terrazzi alluvionali" creatisi nel corso delle ere geologiche, ha un comportamento singolare: dapprima gira drasticamente verso nord, poi volta a est, infine torna praticamente indietro dirigendosi a sud.
Insomma, compie un giro quasi completo.
La forma del meandro ha ispirato il nome con cui è conosciuto e mentre la base del fiasco è rivolta verso i monti Sabini, il collo si apre giusto in direzione del Soratte. Guardandolo dall'alto, dalle alture di Ponzano o grazie al drone, si può assistere allo straordinario spettacolo di due rami del Tevere brevemente affiancati e distanziati di poche decine di metri: uno va in una direzione, l'altro nella direzione opposta. L'idrogeologia ha qui compiuto uno dei suoi miracoli, dimostrandoci quanto un fiume possa adattare il territorio alle proprie esigenze, ma anche adattarsi a sua volta quando occorre.
Il più delle volte il fiume deve soprattutto adattarsi agli ostacoli o alle modifiche che ha creato l'uomo, altre volte è la natura che impone i propri vincoli, ma proprio come un essere vivente il fiume sa reagire sfruttando le leggi della fisica e della geologia per continuare a scorrere, sempre uguale eppure sempre diverso.
Non è una magia?
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