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9 - Cave e Laghetti di cava

E' impossibile, camminando lungo il Tevere specialmente nel tratto sotto Mugnano, non imbattersi in qualche strano laghetto. Sono quel che resta di vecchie cave abbandonate e personalmente li trovo molto affascinanti. Mi sembrano una perfetta raffigurazione di come sia possibile riconciliare le attività dell'uomo con il paesaggio, se solo si lascia fare alla Natura. E' un po' la rivincita di quel che viene normalmente definito "Terzo Paesaggio", secondo la felice definizione di Gilles Clement, che nasce laddove l'uomo "dimentica" di intervenire, lasciando che ambienti sconvolti ritrovino in modo spontaneo un nuovo equilibrio.



Ne conosco diversi, di questi laghetti, e ogni volta che cammino lungo le strade bianche della valle vado, per così dire, a trovarli. Spesso vengono trasformati in laghetti da pesca, alcuni ufficialmente, con tutte le attrezzature del caso, e allora sono oramai "perduti", altri invece in modo che definirei selvaggio, con il semplice lancio di avannotti di specie d'interesse alieutico, come le carpe. In quest'ultimo caso, se non altro, la vegetazione ripariale che li circonda viene lasciata al suo sviluppo naturale. Gli stessi specchi d'acqua sono spesso frequentati da anatidi e aironi, specie durante il passo. Così, stando sulle rive, sembra di essere in una specie di riserva naturale.



Occorre tempo, però, perché uno scavo di cava si trasformi in qualcosa di più ecologicamente interessante e paesaggisticamente bello. Occorre, soprattutto, che l'uomo smetta di disturbare: letteralmente, perché i continui tagli boschivi e la frequentazione assidua con conseguente abbandono di rifiuti di certo non aiutano. Poi trattandosi di buche nel terreno, riempite dall'acqua di falda del Tevere e con pareti anche piuttosto acclivi, il più delle volte la presenza spontanea di specie animali d'acqua dolce si limita a qualche anfibio comune e magari qualche pesce che vi arriva grazie alla dispersione naturale, spesso operata dagli uccelli acquatici. Ma il grosso è dovuto, come detto, al lancio di specie alieutiche effettuata dai pescatori, il più delle volte - purtroppo - con esemplari alloctoni. Un vizio che ha già creato grossi problemi anche allo stesso fiume Tevere, oggi popolato - ad esempio - da Siluri (Silurus glanis), una specie estremamente dannosa per la fauna acquatica, ma molto amata dai pescatori a causa delle dimensioni enormi che questi pesci possono raggiungere.


Ogni volta che mi trovo a camminare lungo le rive dei "laghetti di cava" la sensazione è un misto di sconforto e di speranza. Davvero credo che alcuni potrebbero essere convertiti in senso naturalistico, trasformati in aree in cui le persone possano prendere contatto con l'ambiente acquatico - che però va riqualificato - senza creare troppi problemi, data l'origine artificiale degli stessi.



Una speranza che so per certo si realizzerà difficilmente, ma sognare non costa nulla, mentre inquadro con la mia fotocamera il gioco di riflessi o il movimento di qualche animale che increspa la superficie immobile.