LA VALLE DEI DUE FIUMI
LA VALLE DEI DUE FIUMI
Formato 22x22 cm
172 pagine
Interno su carta Favini Crush Mais 120 gr.
Copertina con alette, cartoncino Fedrigoni Tintoretto Gesso 300 gr.
Il libro esplora attraverso oltre 100 fotografie il rapporto tra l’uomo e i fiumi, concentrandosi su un tratto del Tevere, scelto come esemplare della condizione di molti fiumi italiani, che non riusciamo più a vedere se non quando ci bussano alla porta di casa per qualche inondazione. Li regimiamo, li controlliamo, li nascondiamo. Spesso sono sporchi, maleodoranti, pieni di schiuma. Se serve costruire nuove strade, dove meglio collocarle se non in una valle fluviale che è un'area di passaggio "naturale"?
Poi abbiamo una grande sete di energia, e un fiume può fornircela, basta edificare una diga. E per il nostro tempo libero, in "natura", con la canna da pesca in mano, perché accontentarsi dei pesci autoctoni? Meglio introdurre specie più grandi e combattive, come il Siluro. Poco importa se distruggerà l'ecosistema del fiume. Tutto questo accade quasi ovunque in Italia e nel mondo.
Marco Scataglini ha scelto il Tevere, ma questo non è tanto un libro "sul" Tevere, ma su quello che il "fiume al ciel prediletto", nume tutelare della civiltà occidentale, "sacro ai destini di Roma" può insegnarci, se solo - come dovremmo fare per ogni corso d'acqua piccolo o grande - stracciamo il velo di Maja che ci impedisce di vederlo, il fiume, figuriamoci considerarlo "vivo".
Per questo motivo l’autore ha scelto un approccio fotografico che sottolineasse tale aspetto e così è ricorso alla fotografia a falsi colori, una tecnica di postproduzione digitale messa a punto appositamente e che cerca di emulare la mitica pellicola a infrarossi Kodak Aerochrome, realizzata negli anni '40 per scopi militari (ricognizione aerea) in quanto permetteva di individuare tra la vegetazione (che veniva resa con accesi toni rossi e magenta) le batterie di cannoni che erano mimetizzate con teli che, ovviamente, rimanevano verdi o camouflage.
Questo proprio per sottolineare la distanza che oramai esiste tra il fiume Tevere come percezione comune e la sua realtà, suggerendo l'idea che occorre "studiare" il territorio per comprenderne davvero le mutazioni: se non riusciamo più a "vederlo", il fiume è allora da rivelare nella sua irrealtà, come non possono percepirlo i nostri occhi, quasi che la vegetazione resa nei toni rosa, rossi o magenta tradisca la presenza dell'acqua, delle strade, delle strutture umane in modo più forte, proprio come con l'Aerochrome era possibile svelare ciò che era nascosto, mimetizzato, invisibile. Poi il rosso è da sempre utilizzato nei segnali di pericolo, serve a sottolineare, a richiamare l'attenzione. Il verde spesso lo ignoriamo, ci riesce più difficile farlo con il rosso, il magenta, il violetto.
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Commenti dei lettori
"Sono rimasto affascinato da quelle di particolari. I colori "sfalsati" fanno da magico contrappunto nel concerto di magnifiche immagini di attrezzi, luoghi abbandonati, ruderi, terreni, vegetazione, scorci e vita del fiume, insieme all'indovinatissimo tipo di carta: foto che non smetterei mai di ammirare e di studiare nei loro perfetti particolari, sempre con una punta di invidia e di domanda.." ma come cavolo ha fatto..?".
Complimenti vivissimi e auguri per uno stra-meritatissimo successo di questo libro, secondo me uno dei tuoi migliori di questo ultimo periodo. E grazie per aver svelato pubblicamente questo mondo a cui ormai nessuno bada più"
Guido Bertoli
"La prima cosa che salta all'occhio e' che, rispetto alle fotografie pubblicate durante la lavorazione del volume, la versione finale presenta immagini a falsi colori: una tecnica di postproduzione digitale sviluppata appositamente per evocare la mitica pellicola infrarossa Kodak Aerochrome. Questa scelta dona al volume un carattere molto particolare, quasi sospeso tra documento e visione.
Un'altra cosa che mi ha colpito piacevolmente e' la sensazione tattile che si prova sfogliando le pagine: trovo davvero molto riuscita la scelta della carta, che restituisce al libro una presenza fisica e materica perfettamente coerente con il tipo di immagini contenute al suo interno".
Luca Guerri
"Ricevuto ieri, mi piace moltissimo. Hai fatto un grandissimo lavoro: è stato un lungo viaggio, ma l’editing e la scelta delle immagini con fotografia a falsi colori sono molto d’impatto e fanno riflettere. Anche la scelta di separare la parte testuale è una grande idea, lasciando che nel libro parlino solo le immagini. Ultima, ma non meno importante, la scelta della carta: sembra fatta a mano e il suo spessore mette in risalto ogni singola immagine"
Daniela Donegà
"Sfogliare “La Valle dei Due Fiumi” è entrare nel mondo di Marco. Un territorio amato, osservato e ascoltato. Le immagini, pagina dopo pagina, rivelano una sensibilità artistica limpida e una tecnica sicura. Ci sono foto che andrebbero appese per la loro particolarità e unicità trasmettendo emozione. Marco è un maestro non solo nella fotografia ma anche nell’umanità. Ogni scatto dimostra il suo rispetto per la natura e la sua umiltà qualità rare che rendono prezioso non solo il suo lavoro ma anche la persona. Complimenti per questa opera meravigliosa"
Francesca Montanari